Se stai leggendo queste righe significa che hai toccato con mano la sofferenza esistenziale.
Forse hai perso la bussola, forse l’hai sempre cercata e mai trovata.
Di certo hai avuto il coraggio di riconoscere a te stessa di essere finita in un vicolo cieco e hai avuto la forza e la caparbietà per non arrenderti di fronte a questa “perdita di te”.
Si forza. Perché intraprendere un percorso di psicoterapia non è mica così semplice!
Siamo immersi in un mondo fatto di pregiudizi (“se vuoi puoi”, “dallo psicologo ci vanno i matti”, ti fanno il lavaggio del cervello”…) che interferiscono prepotentemente con la presa di decisione sempre faticosa e combattuta della terapia, la quale si associa, molto spesso a senso di fallimento personale.
La psicoterapia non è semplice perché richiede sforzo personale, uno sforzo enorme nel mettersi in gioco completamente.
Quando arrivi in studio per la prima volta, o ti colleghi online con il tuo nuovo terapeuta, sei già stremata, confusa, imbarazzata, intimorita.
Forse senti il bisogno che qualcuno ti prenda per mano, ti rassicuri e ti dica cosa fare per stare meglio, che ti dia dei consigli.
In fondo siamo stati abituati alla ricerca delle soluzioni facili, veloci e indolori.
Il web ne è pieno:“5 regole per eliminare l’ansia”, “ 10 passi per aumentare l’autostima”, “il segreto dell’assertività”. Fosse così facile!
Purtroppo la (vera) psicoterapia non è questo. Non esistono scorciatoie (ci hanno abituato anche a questo).
È un faticoso viaggio, attivo e responsabilizzante, verso la comprensione autentica di sé, della propria identità.
Ma non è un comodo Freccia Rossa. È un Regionale scassato e traballante che procede lento e a singhiozzo. Tante tappe intermedie ti separano dalla destinazione finale (che finale non è mai ma solo un nuovo punto di partenza): CAMBIAMENTO E LIBERTÀ attraverso una comprensione autentica di me.
Cosa significa comprensione autentica di me? In parole povere l’obiettivo è capire CHI sono, tornare a cogliere il senso delle mie emozioni, che nel mentre sono diventati sintomi, e progettare il mio futuro in modo a me identitario, non filtrato da aspettative e desideri altrui.
Alcune coraggiose viaggiatrici hanno deciso di condividere la loro esperienza donando forza e speranza a chi sta ancora cercando il bandolo della matassa.
L’umile obiettivo di questa raccolta di racconti è quella di permettere alle lettrici e ai lettori di sentirsi meno soli e dare la possibilità di ritrovarsi emotivamente attraverso le parole dell’altro.
L’essere umano è narrazione, storia, dialogo. La narrazione ci permette di tradurre a parole pensieri inespressi ed emozioni imprigionate nel corpo, unire un puzzle ancora incompiuto.
Il mio desiderio è inoltre favorire e facilitare il processo consapevolezza di sé che rappresenta il seme del cambiamento.
Non da ultimo spero che questo breve testo possa spronarti e motivarti a fare le valigie per la ricerca più autentica di te.
Nel proseguo del blog potrai leggere i racconti originali di chi ha deciso di intraprendere questo viaggio. Credo che dar voce a chi il viaggio l’ha condotto in prima persona sia più utile e prezioso di qualsiasi spiegazione fatta da un professionista del settore.
Assegnerò a queste viaggiatrici nomi di fiori per garantire l’anonimato.
Perché i fiori? Perché il fiore è VITA. Perché il fiore sboccia ed è ciò che state facendo anche voi.
Buon viaggio!
Manuela
