Quando tutto è iniziato ero uno di quei gomitoli aggrovigliato e non sapevo di esserlo.
Le mie emozioni e il mio corpo urlavano per me, ma in fondo non mi rendevo conto di quanto realmente fossi caos.
Non ho mai avuto dei pregiudizi sulla psicologia, ci tengo sempre a ricordare che questa è una scienza, tuttavia quando pensiamo a qualcosa di scientifico si associa sempre alle provette, ai numeri (ce ne sono più di quanto si pensa), a qualcosa di tangibile, e questa cosa che la psicologia e la psicoterapia lavorano con le parole proprio non va giù a molti.
Perché dico questo, perché bisogna prepararsi che spesso quando si comunicherà di fare un certo tipo di scelta ad amici, conoscenti o familiari, aspettiamoci che qualcuno sarò scettico e magari farà battute infelici, a posteriori quello che posso dire è: lo stiamo facendo per noi stessi, molto spesso queste persone che sentenziano sono le stesse che avrebbero molto bisogno di intraprendere un percorso, ma non hanno il coraggio di ammetterlo e riconoscerlo a se stessi.
La prima sorpresa è stata il fatto di andare, per ogni aspetto, alla radice, di non soffermarsi sull’evento in se ma sulle emozioni legate a quell’evento e sul perché queste fossero tali, di conseguenza quale fosse il pensiero alla base di tutto.
Chiedersi da dove questo pensiero deriva, quali bisogni sottende, ha permesso per ogni tassello preso in analisi di stabilire un filo conduttore, un nesso causale fra sistema di riferimento, pensiero, emozione, manifestazione esteriore.
Perché lo sottolineo? Quando ho iniziato il mio percorso l’aspetto più evidente del mio disagio psicologico erano gli attacchi di panico, molto spesso un po’ ovunque si leggono cose del tipo “come gestire gli attacchi di panico”, molte spesso però si fa riferimento al sintomo in se, senza invece sottolineare che il sintomo è come la punta di un iceberg e l’obiettivo è quello di sradicare il problema alla radice per stare davvero meglio.
La seconda cosa fondamentale è il fatto che il terapeuta non ti imporrà mai una modalità di pensiero, ne troverà per te delle risposte, piuttosto partendo dalle tue emozioni, dal tuo vissuto, e dalla tua sofferenza, porterà l’attenzione su alcuni punti in modo da ragionarci e rifletterci insieme. Proprio per il fatto di rifletterci insieme, tutte le conclusioni a cui si arriva sono frutto di un lavoro dove io sono parte attiva, non imposte appunto, proprio per questo una volta acquisite diventano mie.
Concretizzare il tutto non è stato semplice, agire sulla propria vita per apportare un cambiamento, almeno nel mio caso, è significato fare i conti con delle resistenze, come una canoa con due vogatori che remano da parti opposte.
La comfort zone e l’abitudine sono sicuramente molto rassicuranti e, nonostante siano proprio questi ad essere fonte di sofferenza ed il motivo per cui vogliamo cambiare, spesso abbandonarli sembra lacerarci ancora di più.
Ma poi? Prima di tutto dopo aver fatto, anche se con tanta fatica, un piccolo passo, mi sono accorta che piano piano mi stavo semplicemente avvicinando verso un nuovo equilibrio e con questo arrivavano anche dei rinforzi positivi, come ad esempio un complimento, un miglioramento dell’autostima, una maggiore serenità, un miglioramento nelle relazioni.
Tutto questo mi ha sempre spinto e cercare, in ogni situazione simile, di disinnescare certi meccanismi , affinchè tutto questo diventasse la nuova abitudine e la parte di agitazione, difficoltà iniziale diventasse sempre meno presente.
Il terzo aspetto è il fatto che ci sarà sempre qualcuno che prima ti tiene per mano, poi quando lo ritiene opportuno ti guarda da lontano, ma comunque sarà sempre li per te.
Ci sono stati tanti momenti di crisi, in cui per fare anche un piccolissimo passo mi sentivo persa, disorientata.
Il terapeuta che hai davanti non ti giudicherà mai per le tue fragilità, per i tuoi sentimenti; mi sono sempre sentita libera di piangere e poterlo fare senza sguardi di scherno mi ha fatto sentire accolta.
I sentimenti negativi sono sentimenti, in quanto tali sono normali, perciò sono presenti durante un percorso così come nella vita, vanno accolti, compresi, risignificati, su di me ho capito che nasconderli sotto il tappeto significa semplicemente non riconoscere una parte di se.
La cosa più bella di tutti però, oltre guardarsi indietro e scorgere un cambiamento reale , è il fatto che tutto questo è sempre stato dentro di me, e semplicemente dovevo trovare il coraggio, la forza, la pazienza di rimettere insieme i pezzi, di cambiare prospettiva delle cose, di lottare con me stessa, di accettarmi nelle mie fragilità e debolezze, di prendere atto dei miei punti di forza.
Ciascuno di noi merita di vivere la versione migliore e più autentica di se stesso.
