Il mio viaggio a che punto è? Non so nemmeno se è ancora cominciato a dir la verità. Forse dopo diversi mesi di terapia ho giusto finito di preparare la valigia.
Ma l’intenzione di partire c’è, o meglio, l’esigenza di farlo. E i viaggi, i viaggi come questo, si intraprendono per esigenza. Almeno per me è stato così.
Quando la sofferenza protratta diventa insostenibile, l’immobilismo sembra senza via di uscita e l’autosabotaggio è continuo e inesorabile, ad un certo punto scatta un’esigenza, forte, di sopravvivenza. Ma quando sei tu la peggior nemica di te stessa come fai ad uscirne?
L’unica cosa da fare è cercare aiuto.
Ma io non ero in grado nemmeno di cercarlo, io non ero in grado di fare niente, solo di vegetare e galleggiare nel nulla. Il nulla, se impari a viverci e ti ci abitui, è un posto da cui non te ne andresti mai. Se la vita, di tanto in tanto, non venisse a bussarti alla porta, disturbandoti, ricordandoti che esiste, facendoti così venire l’ansia, l’angoscia e i sensi di colpa per tutto il tempo sprecato, da quel nulla non te ne andresti mai. Così odi la vita che ti costringe a sentire che stare nel nulla non va bene, non fa bene, non puoi starci e devi uscirne, anche se non vuoi. Cioè, in realtà, vuoi e non vuoi, è complicato.
Io non ero in grado di cercare aiuto ma per fortuna un mio amico per una volta non si è fatto gli affari suoi, come di solito fanno tutti, e mi ha convinta che quell’aiuto mi servisse, che con l’aiuto giusto potevo uscirne, mi ha passato un numero di telefono e io mi sono aggrappata a quella speranza. La vita anche questa volta è stata più forte del mio odio per lei.
Così ho conosciuto Manuela e abbiamo iniziato a preparare il mio viaggio. C’è un antico detto cinese che dice che il viaggio incomincia dal momento in cui lo si prepara, o qualcosa di simile almeno, è pieno di detti cinesi sui viaggi.
Per me questo è stato il mio primo viaggio, di questo tipo intendo, quindi quando abbiamo cominciato non avevo idea a cosa sarei andata in contro. Tutto nuovo, tutto inesplorato, un viaggio verso un posto buio e selvaggio, pieno di rovine e macerie accumulatesi negli anni e draghi sputafuoco spaventosi. Però, sembrerebbe, che una volta superati questi “piccoli” ostacoli, il paesaggio che si prospetta sia davvero incantevole e meraviglioso, e anche il cibo dicono non sia niente male. Il posto da raggiungere è anche abbastanza vicino, appena dietro l’angolo, o meglio, dentro la mia testa. Ma vi assicuro che, nonostante la vicinanza fisica, raggiungerlo non è affatto semplice.
Prima di partire per l’esplorazione serve procurarsi una mappa, il problema è che nessuno ce l’ha. La dobbiamo disegnare noi. Le terre da esplorare si vedono in lontananza, ma abbiamo un solo cannocchiale per osservarle e solo io posso guardarci dentro. Io però non sono in grado di distinguere da sola quello che vedo, per riuscirci, lo descrivo a Manuela che mi aiuta a capire cosa sto guardando e a dargli un nome. Ed è quando si riesce a dare un nome ad una macchia sfocata che ci perseguita, che tutto diventa più nitido e meno spaventoso, e il percorso da seguire si svela. Un lavoro faticosissimo.
E così, una domanda dopo l’altra, iniziamo a fare il bozzetto di una mappa per capire dove andare e che equipaggiamento procurarsi per affrontare al meglio il percorso. Anche questo è stato un gran bel lavoro. Non è che di mio non avessi per niente un equipaggiamento, ma gli strumenti da usare nella vita li ho sempre presi un po’ a casaccio, in base a quello che trovavo a disposizione al momento, senza un vero criterio, e poi depositati in disordine qua e là, un po’ come faccio con i vestiti insomma. Quindi era diventato tutto un gran casino. Abbiamo dovuto fare un po’ di ordine, trovare quello che c’è a disposizione e capire cosa manca che va costruito… e come si usa. Come si usa?
Ecco, quindi al momento mi trovo qui, superato il corso di sopravvivenza di base, con una mappa un po’ abbozzata in mano e uno zaino pesante preparato con cura. È stato un lavoro faticoso, ma ora manca la parte più difficile, muovere i primi passi e cominciare davvero il viaggio.
Posso continuare a chiedere aiuto e farmi guidare, ma là fuori, o meglio, qui dentro, sarò io da sola ad affrontare i miei mostri. E ho paura. E ho ancora tanta paura. E lo so che quelle ombre minacciose in realtà sono solo dei giochi di luce, razionalmente lo capisco, ma per rendermene davvero conto devo raggiungerle, e arrivarci mi fa paura.
A me hanno sempre detto che non sono in grado di farcela. Io mi sono convinta di non essere in grado di farcela. E quindi sono qui, poco dopo la soglia, a tentare di muovere i primi passi.
Ancora.
Di nuovo. Questa volta più equipaggiata. Ma convincersi a partire non è affatto facile. Ho provato per così tanto tempo a scappare, anche mentre preparavamo il viaggio, io scappavo.
E adesso non voglio più scappare.
